Web regulation: la par condicio nell’era digitale 2.0. Gian Guido Folloni interviene a Uno Mattina

Campagna elettorale. Regole per talk show, programmi televisivi e programmi radiofonici. Ma come dare equilibrio e correttezza alla campagna elettorale che passa per il Web? Nonostante il presidente Monti abbia esplicitamente dichiarato che proprio la Rete è lo strumento principe per le prossime elezioni di febbraio 2013 non è stata stabilita alcuna normativa a riguardo. Intervento di Gian Guido Folloni, presidente ISIAMED, a Uno Mattina.

Web regulation

Nell’era del digitale 2.0 cercare la “par condicio” in campagna elettorale attraverso il bilancino dei tempi televisivi è come traversare l’oceano in transatlantico dopo l’invenzione dell’aeroplano.

Eppure mentre la vigilanza RAI ha fissato, com’è suo compito, le regole per talk show, programmi televisivi e radiofonici in genere, nessuno ha assunto iniziativa su come dare equilibrio e correttezza alla campagna elettorale che passa per il Web. Questo nonostante il presidente Mario Monti abbia esplicitamente dichiarato che proprio la Rete è lo strumento principe per le prossime elezioni di febbraio 2013. E nonostante Grillo, Bersani, Casini e tutti gli attori grandi e piccoli usino twitter e i social network ogni giorno e si affannino a migliorare la loro personale web reputation.

La web reputation è un po’ come la tela di Penelope: lei la tesseva di giorno e la smontava di notte. Sul web qualcuno tesse e qualcun altro disfa. Le diverse opinioni sono legittime, ma spesso non si tratta di opinioni bensì di false notizie o di messaggi calunniosi, anonimi, artatamente costruiti per spargere discredito. La natura della rete è tale che un messaggio anonimo, falso e calunnioso può divenire istituzionale, solo perché ripreso da una fonte autorevole. Il cittadino è così esposto a un’informazione in Rete, somministrata anche attraverso i forum del servizio pubblico Rai, priva di responsabilità individuata, che necessaria in caso di aggressione all’onorabilità dei candidati e delle Istituzioni.

Il Comunicatore Italiano si è fatto parte diligente per segnalare la necessità di dare rilevanza alla comunicazione in Rete durante la campagna elettorale. A tale fine, dopo il convegno promosso alla Camera dei Deputati nel luglio 2012, nel dicembre ha segnalato il problema durante un’audizione all’8° Commissione permanente del Senato della Repubblica. Tra dicembre 2012 e gennaio 2013 ha incontro i vertici AGCOM, proponendo la creazione di una Camera arbitrale che, avvalendosi di una piattaforma tecnologica oggi disponibile, possa in costanza di campagna elettorale rilevare sulle 80.000 fonti certificate in Italia il traffico 1.0/2.0 di notizie/informazioni e corrispondere al cittadino/candidato la responsabilità dell’informazione cui è esposto.

In assenza di una specifica norma di legge nulla è stato finora fatto e la campagna elettorale è iniziata senza che ai 24 milioni d’italiani che utilizzano (pc, tablet, smartphone) la comunicazione digitale sia garantito un minimo di equilibrio inteso almeno come rilevazione delle manipolazioni delle notizie e dei fatti comunicati in Rete e percepibili come verità e realtà espressa di giudizio su di una Persona o Istituzione.
Sui media televisivi e radiofonici a regole equilibratrici si arrivò solo dopo che dal 1994 l’Osservatorio di Pavia aveva attivato un monitoraggio poi adottato istituzionalmente.

La storia si ripete. Anche per il Web si potrebbe iniziare partendo da un Osservatorio; dando conto ai cittadini di cosa passa (o non passa) il convento. Mancherebbero norme regolatrici. Ma potremmo frequentare il Web a occhi più aperti.

IlComunicatoreItaliano_240

FONTE: Il Comunicatore Italiano

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Pier Domenico Garrone: Compiono 20 anni gli sms genitori della comunicazione digitale

Gli Sms compiono 20 anni. Una rivoluzione, che con l’avvento degli smartphone, sta cedendo sempre più al passo a chat e tweet. Pier Domenico Garrone, co-fondatore del think-tank blog Il Comunicatore Italiano, al TG1.


Gli Sms compiono 20 anni, nonostante la tenera età, sono già considerati vecchi per l’avvento di nuovi strumenti di comunicazione. Nati nel 1992, genitori dei tweet e delle chat divennero uno degli strumenti di comunicazione più utilizzati nel mondo, una vera e propria rivoluzione, attestata da una crescita esponenziale del suo utilizzo.

Gli Sms sono stati una compagnia, uno strumento di informazione e di comunicazione attraverso cui si è potuto informare, comunicare, essere aggiornati in tempo reale, lanciare un allarme, addirittura fare una donazione.

Sono i genitori della comunicazione digitale di oggi. 20 anni di Sms, un compleanno, ma anche un anniversario della comunicazione digitale.

Secondo le stime dell’AGCOM nel 2011 sono stati inviati più di 89 miliardi di Sms.

Uno strumento utilizzati da tutti, giovani, meno giovani, calcolando che l’81% della popolazione italiana ha un telefonino. Con gli smartphone il passaggio dagli sms alle chat, come What’s Up e Twitter è già iniziato.

FONTE: Il Comunicatore Italiano

Seminario Comunicatore Italiano alla Camera: regole chiare per la Web reputation

Web reputation, nettere a punto una normativa adeguata e identificare le responsabilità istituzionali: queste le priorità emerse in occasione del seminario organizzato dal Comunicatore Italiano. Fini: “La Rete può riavvicinare i cittadini alla politica”. Lusetti (Pd): “Pronti a lavorare a una proposta bipartisan”. Vari: “Servono regole certe, fondamentale ruolo Ue”.

Regole chiare per la Web reputation. E’ questa la convinzione emersa al seminario “Web reputation: la credibilità si genera in rete”, organizzato dal Comunicatore Italiano presso la Camera dei Deputati di cui il presidente Gianfranco Fini si è voluto fare promotore.

“In questi tempi in cui si avverte la necessità di una ripresa di fiducia dei cittadini nei confronti della politica – ha sottolineato nel saluto inviato al seminario – gli strumenti messi a disposizione dalla rete, possono rendere la proposta politica più vicina alle esigenze della società e rilanciare la partecipazione democratica”.
“Le Istituzioni e la politica devono comprendre e sfruttare le opportunità offerte dal web, poiché internet e social network sono forme di relazione, di contatto e di rapida circolazione delle idee che offrono alle Istituzioni e alla politica inedite e piu’ dirette forme di comunicazione con i cittadini”.
“Ma – ha concluso Fini – non tutto quello che circola in rete veicola principi di libertà, civiltà, rispetto della dignità della persona, e ne deriva che deve essere sempre vigile e attiva la ‘coscienza collettiva’ e democratica espressa dall’insieme dei social network”.


Sulla necessità – e sulla difficoltà – di elaborare nuove norme si è soffermato il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Massimo Vari, sottolineando al contempo la funzione positiva dei social media nel mondo contemporaneo. “In questo senso – ha puntualizzato Vari – è fondamentale il ruolo che può svolgere la Commissione europea nel tentativo di sintetizzare la libertà di espressione in Rete con i diritti degli utenti, a cominciare da quello alla riservatezza per arrivare a quello alla reputazione, passando anche per la tutela della proprietà intellettuale”. Contestualmente alle azioni europee è però necessario identificare anche un ruolo per le istituzioni nazionali. (…)

Un “invito” che Renzo Lusetti, deputato del PD, ha subito accolto, annunciando un impegno – “bipartisan, data la sensibilità dimostrata da tutti gli schieramenti politici sul tema” – ad elaborare proposte normative adeguate alla sfida. Nuova linfa potrà venire dall’Agenda digitale al vaglio del governo. “Si tratta – ha ricordato Lusetti – di un campo base giuridico amministrativo che potrà essere uno spunto anche per la prossima legislatura”. Una legislatura che, secondo il deputato PD, dovrà essere “una costituente del Web”. “Inoltre – ha concluso – auspico che la nuova Agcom possa lanciare un gruppo di lavoro ad hoc su queste tematiche e che la Commissione di Vigilanza Rai inizi ad occuparsi strutturalmente dei temi collegati al Web”. Antonio Preziosi, direttore Radio 1, ha affrontato il tema del ruolo dei social network nella professione giornalistica. “Internet è una grande risorsa – ha detto – ma come tale deve essere sottoposta alle regole del buon giornalismo, prima tra tutti il controllo delle fonti”.
Su come cambia il giornalismo ai tempi del Web si è soffermato anche Arcangelo Iannace, responsabile Relazioni Esterne della Fieg. “È importante sviluppare una strategia industriale per adeguare l’offerta editoriale alle nuove tecnologie, tablet e smartphone soprattutto”.

Maurizio Maresca, professore di Diritto Internazionale ed Europeo all’Università di Udine è ritornato sulle istituzioni. “Devono avere il coraggio – ha detto – di operare per il buon funzionamento del mercato anche varando norme che, ad una prima analisi, possono sembrare atipiche, per colmare il vuoto normativo. Anche Fabio Minoli, presidente del Corecom Lombardia, si è soffermato sulla mancanza di una “tenuta giuridica”, ricordando il ruolo di conciliazione che i Corecom potrebbero svolgere, così come avviene per le controversie tra utenti e Tlc, anche nelle “diatribe” tra cittadini, provider e social network.

FONTE: Corriere delle Comunicazioni

Web reputation, la credibilità si genera in rete. Seminario Comunicatore Italiano alla Camera dei Deputati

La web reputation dal punto di vista legale, sociale ed etico. Seminario “Web reputation: la credibilità si genera in rete”, Camera dei Deputati, organizzato da Il Comunicatore Italiano, think tank blog indipendente sulla comunicazione. Indirizzo di saluto del Presidente Fini. Hanno partecipato tra gli altri Fabio Minoli, Maurizio Maresca, Renzo Lusetti. Incontro moderato da Gildo Campesato.

 
A Palazzo Montecitorio si è tenuto il Seminario “Web reputation: la credibilità si genera in rete”. Durante l’incontro è stato affrontato il tema della reputazione on-line sia da un punto di vista legale che da quello etico e sociale. L’iniziativa si è aperta con un saluto inviato da parte del Presidente della Camera Gianfranco Fini. Sono intervenuti Maurizio Maresca, Professore di Diritto Internazionale ed Europeo all’Università di Udine, Fabio Minoli, Presidente CoReCom (Comitato Regionale per le Comunicazioni) Lombardia. Intervento conclusivo di Renzo Lusetti, Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati. Coordinatore Gildo Campesato, Direttore Corriere delle Comunicazioni.

Nel corso del Seminario è stato proiettato il video di illustrazione del Comunicatore Italiano, “Web reputation: Nascita, morte, resurrezione della Rete”. L’appuntamento è stato organizzato da Il Comunicatore Italiano.

Gianfranco Fini, Presidente della Camera: La vasta e rapida diffusione della comunicazione digitale presso i cittadini, principalmente legata ai social network, sta arricchendo le modalità di formazione e di espressione dell’opinione pubblica, che non passano più soltanto per i media tradizionali ma anche attraverso gli utenti del Web, i quali diventano autori, ideatori, propositori e opinion leader. Ne consegue che queste nuove forme di relazione, di contatto e di rapida circolazione delle idee offrono alle Istituzioni inedite e più dirette forme di comunicazione con i cittadini. La comunicazione sul web è insomma un nuovo e sempre più rilevante strumento di diffusione e di arricchimento della democrazia.

Gildo Campesato, direttore del Corriere delle Comunicazioni: Un tema di cui si discute molto all’estero, ma che soltanto ora comincia ad affacciarsi al dibattito in Italia, non soltanto fra gli addetti al settore delle comunicazioni o della web economy. L’importanza crescente del web come fonte di informazione dei cittadini, ma anche come strumento di mobilitazione politica e di formazione delle idee sta ponendo nuove sfide ai partiti e alle istituzioni, alle società, agli enti, alle persone.

Avv. Maurizio Maresca, Professore di Diritto Internazionale ed Europeo all’Università di Udine: L’attuale giurisprudenza non è uniforme e, pertanto, non riesce a segnare precedenti che fungano da “faro” per chi, nel mare di internet cerchi un approdo a tutela della sua web reputation. L’intervento normativo ulteriore che si auspica in questa sede, a fronte dell’analisi fin qui effettuata, sarebbe in una direzione di conferimento di poteri alle Autorità indipendenti (AGCOM e Garante della Privacy) circa la conoscibilità delle controversie in materia di lesioni della web reputation, in applicazione della normativa vigente.

Fabio Minoli, Presidente Corecom: In Italia abbiamo, mediamente, 27 milioni di utenti unici per mese sul web e vi sono 2 milioni di domini, con una crescita di 100.000 nuove pagine web al giorno e la tendenza a essere presenti in ogni secondo rispetto sia all’attività che a ciò che succede. In questo scenario, l’aspetto della reputazione e della credibilità diventa centrale. Sul web, qualsiasi azione di un individuo o di un’azienda può essere messa fortemente in discussione dall’ultimo venuto, quindi da reazioni estemporanee e immediate.

FONTE: Il Comunicatore Italiano

Web reputation, ecco la E-Guerra, una guerra cruenta di credibilità sul web

E’ ora di prendere coscienza che gli italiani sono in guerra e che la guerra è cruenta come i tradizionali conflitti e lascia sul terreno morti tutti i giorni. La E-Guerra in atto è condotta con armi di massa che minano la Credibilità degli Stati, i leader vengono spazzati via come è successo in Africa, le Aziende saltano colpite da bombe che esplodono sui mercati alterando i rapporti finanziari e azionari. Il punto su Il Comunicatore Italiano.

Tutto questo avviene “grazie” ad una gestione della webreputation che vede impegnati a libro paga di potenti speculatori ed organizzazioni politiche fisici matematici ed esperti di Comunicazione. L’Italia pur disponendo di ingredienti utili a contrastare e contrattaccare è fortemente arretrata nella Sua organizzazione e nella comprensione di cosa sta succedendo e soprattutto non esiste un “Sistema Italia della Comunicazione” al servizio delle Aziende e delle Istituzioni tale da tutelare e valorizzare tutto ciò che rappresenta la bandiera tricolore.

L’E-Guerra si combatte con performance di super calcolatori che rendono le informazioni credibili perché idonei ad identificare le fonti e a qualificare i dati eliminando le aree di grigio che invece alimentano la corsa alla vendita di un titolo azionario o di uno Stato. L’Italia sta dando l’idea di una “nazione smanettona” che colpita dagli attacchi si affida nelle risposte senza un’organizzazione consapevole e quasi affidandosi al caso o al minimo buon senso.

La Credibilità è il valore da difendere e da far crescere ma per riuscire occorre un sistema della Comunicazione d’Italia dove le Istituzioni, la Rai e anche le varie e forse troppe associazioni di rappresentanza di interessi devono radicalmente e velocemente cambiare cultura.

Il NYT tra i primi media al mondo sceglie come CEO un esperto di internet, i Partiti invece stanno per nominare anche in Rai secondo il criterio primordiale del “concorso di bellezza” ovvero senza precisare obiettivi/tempi/ responsabilità ad appena un mese da uno schiaffone elettorale.

La differenza è che in Italia esiste la “Commissione di Vigilanza sulla Rai” nome che fa ridere solo a leggerlo che si riunisce per nominare i consiglieri e audire i vertici. Risultato 27% di evasione del canone Rai magari anche tra gli stessi membri della Commissione di Vigilanza. Nel mentre gli italiani si sono dotati di 18 milioni di smartphone e 2 milioni di tablet con i quali si comunicano le verifiche sulle cose proposte dalla Politica e dall’Economia e si produce un sociale intangibile.

I Partiti, mentalmente tradizionali, sono ritornati in crisi di fiducia in ogni loro attività partendo dai contenuti per arrivare ai tesorieri. Nessuno escluso. I più impauriti di questo scenario, ampiamente anticipato da Eric Schmidt già CEO di Google, sono inchiodati all’alibi schedata come “Antipolitica”, categoria inesistente.

Ad onore del vero occorre dare atto che l’unica istituzione che ha preso consapevolezza di questa condizione è la Camera dei Deputati che il 27 giugno presenta “La Credibilità si genera in Rete“, seminario di Comunicazione pratica che affronta ” a norma vigente” la webreputation nel nuovo rapporto ” mobilità e partecipazione” dove la radio con la rete è protagonista in una reingegnerizzazione dei media che la Federazione Italiana degli Editori, presieduta da Giulio Anselmi ha indicato, con la fotografia della situazione dei media, come l’obiettivo strategico.

“Nascita, morte, resurrezione in Rete” videoillustrazione prodotta da Il Comunicatore Italiano punta a rendere concreta e chiara la webreputation quale ineludibile strumento di lavoro per le Istituzioni, i Cittadini, le attività sociali ed economiche.

FONTE: Il Comunicatore Italiano

Camera, 27 giugno: Seminario Web Reputation, la credibilità si genera in rete. Diretta sulla Web Tv di Montecitorio. Organizzato da Il Comunicatore Italiano

Camera: Web Reputation, la credibilità si genera in rete. Mercoledì 27 giugno, Seminario Camera dei Deputati, ore 10. Apre il saluto del Presidente Gianfranco Fini. L’appuntamento, organizzato da Il Comunicatore Italiano, sarà trasmesso in diretta sulla Web Tv di Montecitorio.

Mercoledì 27 giugno, alle ore 10, presso la Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio si terrà il Seminario “Web reputation: la credibilità si genera in rete”. Aprirà l’iniziativa un indirizzo di saluto del Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini. Interverranno Antonio Preziosi, Direttore Radio 1, Maurizio Maresca, Professore di Diritto Internazionale ed Europeo all’Università di Udine, Fabio Minoli, Presidente CoReCom (Comitato Regionale per le Comunicazioni) Lombardia, Giulio Anselmi, Presidente Fieg. L’intervento conclusivo sarà di Renzo Lusetti, Segretario di Presidenza della Camera dei deputati. Coordinatore Gildo Campesato, Direttore Corriere delle Comunicazioni. Nel corso del Seminario sarà proiettato il video di illustrazione del Comunicatore Italiano, “Web reputation: Nascita, morte, resurrezione della Rete”. L’appuntamento, organizzato da Il Comunicatore Italiano, sarà trasmesso in diretta sulla Web Tv di Montecitorio (http://webtv.camera.it).


FONTE:
Agenparl

Tablet, smartphone, social network: il consenso esclude la consapevolezza?

Il Web è caldissimo: interattività, immediatezza, chat, youtube, social network, community. Dal Mattarellum al Porcellum, riforma elettorale e web reputation per ridare coerenza a consenso e consapevolezza. Gian Guido Folloni, Presidente ISIAMED sul think-tank blog Il Comunicatore Italiano.

Ah, La legge elettorale! Come l’Araba fenice, la riforma, annunciata da sei anni, “che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa”. Scherzi a parte, il tormentone della legge elettorale perseguita le nostre istituzioni fin dall’antico Mattarellum.

Fu varato per fronteggiare il primo terremoto politico, quello del 1994, e mettere comunque in salvo –fu inventato allora il “listino” – una quota di classe dirigente, ma si rivelò poco efficace sia sul fronte della governabilità sia su quello, meno nobile, della tutela dei leader in zona bocciatura.

Da allora siamo andati di male in peggio. L’ultima “riforma” ci ha dotato del Porcellum. Il termine lo coniò l’onorevole Calderoli, forse con nella testa il porco che avrebbe voluto portare al guinzaglio sui terreni destinati alla costruzione di una moschea. In ogni caso è definizione appropriata, perché fu subito bollata come la stortura cui porre prontamente rimedio. Invece siamo ancora lì. La lista bloccata toglie ai cittadini ogni voce in materia di formazione della classe politica. Induce l’onorevole servilismo verso i capi partito, che possono, di fatto, nominare quelli che invece dovrebbero essere eletti. E’ poi il Porcellum che ha portato in Parlamento autisti, famigli, segretari, portaborse e – qualcuno semplifica – nani e ballerine.

Con il Porcellum è tornato alla ribalta un antico dilemma delle società a democrazia elettiva. Se c’è consenso c’è anche consapevolezza? Questione antica, anzi antichissima. Erano consapevoli i cittadini di Gerusalemme che gridavano: “Libera Barabba”? La folla è poco razionale e come diceva Hertzl: “Con una bandiera si può portare la gente dove si vuole”. Anche l’urna del voto democratico è sempre stata custode di questo interrogativo. Il referendum che abolì le preferenze si fondò sul fatto che con i giochi di partito e di corrente in auge allora l’elettore entrava in cabina, scriveva i nomi cui dava consenso, ma spesso non aveva consapevolezza alcuna di chi fosse colui che aveva indicato come suo rappresentante. Il Porcellum ha portato questa dicotomia alla massima potenza. Si vota la lista a scatola chiusa. Tutto consenso, zero consapevolezza.

In teoria, democrazia sarebbe: consenso più consapevolezza. Ma a complicare l’assioma sono entrati in gioco gli strumenti stessi del consenso che da interpersonale è divenuto, per forza di cose nelle società complesse, mediatico. Uno studio – oggi datato ma sempre illuminante – è quello di Neil Postman. Nel suo saggio “Divertirsi da morire” egli analizzava le campagne elettorali per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America. La ricerca del massmediologo americano arrivò alla conclusione che l’avvento della televisione ha si potenziato i meccanismi del consenso, ma ha contemporaneamente ridotto la consapevolezza dell’elettore americano medio.

In sostanza: talk show, intrattenimento, dibattiti, spot elettorali sono potenti macchine di consenso ma in quanto a consapevolezza sono cattivi strumenti. Proprio nel 1994, intervenendo in aula durante il voto di fiducia al Senato della Repubblica invitai l’onorevole Berlusconi – lui mogul televisivo arrivato con grande consenso mediatico alla politica – a riflettere su questo dilemma. Non se ne curò allora e nemmeno in seguito. Ma non è stato il solo.

Dopo diciotto anni di Mattarellum, Porcellum e di Porta a Porta, di cosa pensano i cittadini italiani dei parlamentari (che peraltro sono l’esito di un loro consenso espresso) non parlo. Nessuna meraviglia, invece, se Fareed Zakaria, direttore di Newsweek international, scriverà poi (“Democrazia senza libertà”) che gli elettori americani hanno poca stima dei loro rappresentanti al Congresso. Apprezzano di più la Corte Suprema, non elettiva, dei rappresentanti istituzionali – presidente incluso – da loro votati.

Come stanno consenso e consapevolezza al tempo del Web, degli smartphone e dei tablet? Postman faceva i suoi studi con la Tv a tubo catodico. Mediaticamente la Tv di Postman è uno strumento freddo. Strumento più caldo erano i giornali con i quali egli la confrontava. Il Web è caldissimo: interattività, immediatezza, chat, youtube, social network, community.

Riforma elettorale e web reputation possono ridare coerenza a consenso e consapevolezza. Ma bisogna farla ed è necessario crederci. Chissà se qualcuno (e chi?) ci pensa.

FONTE: Il Comunicatore Italiano