Piazza Affari, nel casting dei buoni dividendi spicca Terna, guidata da Flavio Cattaneo

Piazza Affari, ecco 24 titoli con cedole elevate e sostenibili nel tempo, tra i quali spicca Terna, la società che gestisce la rete elettrica, guidata dall’AD Flavio Cattaneo. Il “casting” dei buoni dividendi ha tenuto conto di un giudizio qualitativo sulla visibilità e di alcuni parametri numerici relativi al rendimento per dividendo medio degli ultimi due esercizi, alla crescita della cedola e al pay out, cioè la percentuale di utile complessivo che l’azienda decide di distribuire agli azionisti.

Un buon dividendo mette d’accordo investitori grandi e piccoli. Purché sia munifico, sostenibile e in crescita. Con il ritorno dell’incertezza dopo le elezioni, Piazza Affari soffre ancora di volatilità, ma resta un luogo dove si possono cogliere cedole interessanti. Da Eni ad Azimut, da Snam Rete Gas, a Terna, la società guidata da Flavio Cattaneo, da Intesa Sanpaolo a Pirelli o Lottomatica, da Recordati a Iren passando per Telecom risparmio ecco 24 società scelte tra i 40 big, e tra un campione di pesi medi con un certo requisito di liquidità negli scambi.

Il loro dividendo medio 2012-2013 va da un minimo del 3,7% (Azimut e Pirelli) a un massimo del 9,1% (Iren). La selezione di Equita sim, proposta nella tabella, non si limita però alla segnalazione dei dividendi più alti, ingigantiti dall’endemica sottovalutazione del nostro mercato e, in questi giorni, dall’ulteriore caduta dei prezzi legata al complesso risultato delle urne. «Abbiamo fatto una sorta di casting, che tiene conto di alcuni parametri numerici e di un giudizio qualitativo sulla visibilità», spiega Matteo Ghilotti, responsabile della ricerca azionaria della società. Risultato Il risultato finale è una classifica dove il primo della lista, Unipol privilegio, non è necessariamente il titolare del dividendo più alto ma la società che ha totalizzato il punteggio più elevato (indicato nella prima colonna della tabella) mettendo insieme tutti i parametri.

Nel caso di Unipol, addirittura, il 2012, l’anno della fusione con Fondiaria, sarà senza cedola con una consistente rivincita, a giudizio di Equita, nel prossimo anno. Ed ecco, punto per punto, la logica delle scelta. La prima valutazione è sul rendimento per dividendo medio degli ultimi due esercizi, vale a dire il 2012 che va in pagamento tra un paio di mesi e il 2013, che staccherà la cedola nella primavera 2014. «Da solo però non basta ? dice Ghilotti ?. A volte un dividendo elevato placa la fame degli azionisti di maggioranza ma non è sostenibile nel tempo». Il secondo parametro è la crescita della cedola, non solo tra il 2012 e il 2013, ma anche proiettando stime e potenzialità fino al 2014-2015. E ancora: il pay out, cioè la percentuale di utile complessivo che l’azienda decide di distribuire agli azionisti. «In genere più elevato è, più il dividendo è a rischio di sostenibilità», spiega Ghilotti.

Nel panel delle 24 società ci sono situazioni molto diverse, che vanno da percentuali molto basse, inferiori al 30%, fino al 90% di Beni Stabili ed Hera. Valutazione Per ogni azienda poi è stato evidenziato un parametro che simboleggi la solidità di bilancio. Per le banche è il Core Tier 1, espresso in percentuale, ovvero il termometro della patrimonializzazione, diventato una sorta di ossessione dopo il crac di Lehman Brother dell’autunno 2008. Per i titoli più industriali, invece, viene indicato il rapporto tra debiti e margine operativo lordo (Ebitda), dove valori superiori a 4 volte sono accettabili in un ranking di eccellenza solamente per le utilities, cioè per società con business regolamentato. Anche per le assicurazioni si utilizza un criterio simile con la «solvency», il rapporto tra capitale reale e capitale minimo richiesto. Per Mediolanum, in quanto conglomerata finanziaria che controlla una banca e un’assicurazione, si calcola invece l’eccesso di capitale rispetto al minimo regolamentare: 150% significa che ha 50% di capitale in più del minimo necessario. Per Azimut si utilizza invece il rapporto tra debito e patrimonio netto (debt/equity): la società non ha debiti e quindi la dizione cash sta ad indicare la sua posizione di cassa netta. L’ultimo voto è, appunto, quello dell’analista di riferimento che si esprime sulla visibilità futura delle cedole: se è molto buona vale «5», un dividendo nebbioso vale invece «1».

FONTE: Corriere Economia

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Ifil-Exor, Briamonte, non fu nascosta la verità al mercato.

L’equity swap, ha sostenuto Michele Briamonte legale di Grande Stevens, era un contratto finanziario standard, che all’epoca dei fatti non aveva obblighi di comunicazione al mercato. Briamonte è inoltre tornato sulla questione costituzionale del ”ne bis in idem”, ovvero dell’impossibilità di essere giudicati due volte per gli stessi fatti.

Testo integrale dell’articolo apparso su Asca il 15 febbraio 2013.

Michele Briamonte

Non fu nascosta la verità al mercato. La difesa degli imputati Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti, attualmente presidente d’onore di Exor, lo ha ribadito oggi nella seconda udienza del processo d’appello per aggiotaggio informativo sulla vicenda dell’equity swap che nel settembre 2005 consentì al gruppo Agnelli di mantenere il controllo della Fiat senza ricorrere a un’opa.

In particolare il processo si concentra sul comunicato che il 24 agosto del 2005, in risposta a un quesito della Consob, affermò che non erano state intraprese nè studiate iniziative per mantenere il controllo della Fiat. Non ci fu ”mimetizzazione o nascondimento”, dell’operazione al mercato e alla Consob, che è parte civile nel processo, ha sottolineato la difesa.

L’equity swap, ha sostenuto Michele Briamonte legale di Grande Stevens era un contratto finanziario standard, che all’epoca dei fatti non aveva obblighi di comunicazione al mercato. Anzi, hanno ricordato i legali della difesa, il comunicato fu comunque chiaro nel sottolineare che Ifil era intenzionata a mantenere la posizione di azionista di riferimento di Fiat.

Briamonte ha poi indicato una serie di mail e di fax che avvalorano il ruolo di consulente giuridico di Grande Stevens nella stesura del comunicato e non di autore, come invece sostenuto dal pm in udienza Giancarlo Avenati Bassi. Per Briamonte infatti le mail intercorse quel 24 agosto 2005 tra l’Ifil e Grande Stevens chiariscono in modo inequivocabile che il comunicato fu redatto in Ifil. Che ebbe prima una circolazione interna alla holding finanziaria alle 12.17 e poi arrivò per fax, alle 12.39, solo venti minuti più tardi quindi, a Grande Stevens che ”per la prima volta prende atto di questo comunicato stampa”. Dopo aver ricevuto il documento, ha ricostruito Briamonte, Grande Stevens si consultò in Consob, e fece le sue osservazioni, così che alle 15,54 il comunicato fu diffuso. Briamonte è poi tornato sulla questione costituzionale del ”ne bis in idem”, ovvero dell’impossibilità di essere giudicati due volte per gli stessi fatti in quanto sia Gabetti che Grande Stevens hanno subito per la stessa vicenda una sanzione amministrativa ‘afflittiva’ e pecuniaria.

Quanto a Gabetti, allora presidente Ifil, il suo legale Marco Ferrero ha ricordato che quando venne diffuso il comunicato ”non era certo che l’operazione con Merrill Lynch”, che con l’equity swap consentì il recupero delle azioni sufficienti a mantenere il controllo del Lingotto, sarebbe andata a buon fine: ”si anticipò uno scenario possibile, dicendo il massimo che si poteva comunicare a quella data”. Il 24 agosto infatti ”non vi era neanche un cenno ad obblighi contrattuali” tra le parti. Di diverso avviso invece la Consob, il cui legale Manuela Di Lazzaro ha affermato che l’equity swap ”fu preordinato per evitare l’effetto diluitivo” di Ifil in Fiat, e l’avvocato della famiglia Agnelli, Franzo Grande Stevens, ”ebbe un ruolo opaco”, istituendo ”attività di depistaggio” nei confronti dell’attività di vigilanza della Consob. ”Se il mercato avesse saputo che le azioni Fiat, tramite Merrill Lynch, erano nella disponibilità di Ifil, il titolo del Lingotto non avrebbe registrato un -4 per cento in Borsa, ma -8, come poi successe a metà settembre quando fu comunicata l’operazione. Quindi il comunicato ha prodotto una stabilizzazione artificiosa del titolo Fiat” ha concluso Di Lazzaro, chiedendo che i danni subiti, anche in termini di costi di istruttoria, molto più complicata di un’inchiesta standard, vengano liquidati direttamente dalla Corte d’Appello di Torino.

Prossima udienza con la prosecuzione delle arringhe difensive il prossimo 19 febbraio. Il 21 è attesa la sentenza.

FONTE: Asca

Ifil-Exor, avvocato Briamonte, eccepiamo l’illegittimità costituzionale del processo

L’avvocato Briamonte ha spiegato davanti alla Corte che «esiste un atto nuovo datato 24 gennaio 2013, con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo dichiara ricevibile il ricorso presentato da Franzo Grande Stevens sulla pretesa violazione» dell’articolo che predispone il principio per cui non si può procedere due volte per lo stesso fatto. «Eccepiamo dunque l’illegittimità costituzionale del processo» ha dichiarato Briamonte.

Michele Briamonte

Il processo ex Ifil-Exor non deve svolgersi perché gli imputati sono già stati giudicati dalla Consob e hanno già avuto una sanzione di tre milioni di euro e la Corte europea dei diritti dell’uomo stabilisce che un uomo non possa essere processato o condannato due volte per lo stesso fatto. È questa la richiesta della difesa di Franzo Grande Stevens, assistito dagli avvocati Cesare Zaccone e Michele Briamonte, a cui si sono associate le difese di Gianluigi Gabetti, rappresentato dagli avvocati Franco Coppi e Marco Ferrero, di Exor e della Accomandita Giovanni Agnelli, rappresentate dal legale Guglielmo Giordanengo.

L’avvocato Briamonte ha spiegato davanti alla Corte che «esiste un atto nuovo datato 24 gennaio 2013, con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo dichiara ricevibile il ricorso presentato da Franzo Grande Stevens sulla pretesa violazione» dell’articolo che predispone il principio per cui non si può procedere due volte per lo stesso fatto.

La Corte europea ha anche disposto, come da prassi, che il governo italiano trasmetta entro maggio le proprie deduzioni. «Eccepiamo dunque l’illegittimità costituzionale del processo» ha dichiarato il legale, che ha ricordato la sentenza Zolotti della Corte europea. Il caso era quello di un uomo ubriaco fermato da una guardia e sanzionato amministrativamente, per cui non venne poi celebrato il processo penale anche se chiesto dall’accusa. La sanzione della Consob «è di natura afflittiva, oltre ai 3 milioni di euro l’ente ha ordinato per gli imputati la sospensione dalla capacità di rivestire ruoli in società quotate», ha proseguito l’avvocato.

FONTE: La Presse

Sogin, IPU di Casaccia, bonificato il primo gruppo di scatole “al plutonio”

Sogin, la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, guidata da Giuseppe Nucci, ha concluso nell’ Impianto Plutonio (IPU) di Casaccia le attività di smantellamento del primo gruppo di scatole a guanti contaminate da plutonio. Lo smantellamento delle 55 scatole a guanti e delle apparecchiature relative verrà completato nel 2015.

Repubblica.it IPU Casaccia

E’ stato concluso nell’Impianto Plutonio (IPU) di Casaccia lo smantellamento del primo gruppo di quattro “scatole a guanti” contaminate da plutonio.

Realizzato nella prima metà degli anni ’60 ed operativo fino al 1986, l’impianto del Centro di Ricerche Enea è passato a Sogin nel 2003 con l’obiettivo di liberare il sito da ogni vincolo radiologico.

Logo Sogin NUOVO

Dentro le scatole a guanti è presente plutonio: si tratta di ambienti confinati che durante l’esercizio dell’impianto erano impiegati per manipolare il plutonio nell’ambito delle attività di ricerca per la produzione di elementi di combustibile nucleare. Lo smantellamento delle 55 scatole a guanti e delle apparecchiature relative verrà completato nel 2015.

FONTE: Repubblica

Sicurezza, tecnologia, risparmio e efficienza energetica: ecco il futuro dell’illuminazione pubblica

Città illuminate senza sprechi e nuova tecnologia. Più del 60 per cento degli italiani chiedono una migliore illuminazione delle città per motivi di sicurezza, con due obiettivi: l’efficienza energetica e il miglioramento degli standard qualitativi degli impianti. Luci con intensità calibrata sulla base del numero delle persone presenti, lampioni “intelligenti” e design accogliente per riscaldare l’arredo urbano delle zone metropolitane sono il futuro dell’illuminazione pubblica smart.

Più del 60 per cento degli italiani chiedono una migliore illuminazione delle nostre città per motivi di sicurezza: poca luce può significare più rischi per la circolazione e minore protezione del cittadino rispetto alla lunga mano della micro-criminalità. La richiesta è comprensibile, e va abbinata a due obiettivi che la contengono e la precedono: l’efficienza energetica (dunque il risparmio) e il miglioramento degli standard qualitativi degli impianti (quindi la tecnologia).

Più del 60 per cento degli italiani chiedono una migliore illuminazione delle nostre città per motivi di sicurezza: poca luce può significare più rischi per la circolazione e minore protezione del cittadino rispetto alla lunga mano della micro-criminalità. La richiesta è comprensibile, e va abbinata a due obiettivi che la contengono e la precedono: l’efficienza energetica (dunque il risparmio) e il miglioramento degli standard qualitativi degli impianti (quindi la tecnologia).

Al momento l’Italia, vista attraverso i lampioni nelle strade e nelle piazze, è il regno dello spreco quotidiano. L’illuminazione pubblica nel nostro Paese costa, infatti, circa 1 miliardo di euro l’anno, 18,7 euro a cittadino: il doppio del conto pagato dai cittadini tedeschi. Il consumo medio pro-capite per le luci delle città in Europa è pari a 51 chilowattora, ma in Germania scende a quota 42 e in Italia schizza a 102 chilowattora, il doppio. Mentre comuni e pubbliche amministrazioni locali annunciano piani di risparmio per l’efficienza energetica, e in qualche raro caso (magari grazie a un bravo sindaco) dalle parole si passa ai fatti, nel complesso siamo il Paese con il record europeo di sprechi per l’illuminazione pubblica.

Lo potete verificare tutti i giorni: mettete piede in una scuola, in una struttura sanitaria, in un ufficio pubblico, e scoprite che le luci girano a pieno regime giorno e notte, senza interruzione. Gli impianti sono vecchi, obsoleti ed energivori: altro che efficienza energetica.

La sostituzione degli impianti di illuminazione pubblica con lampade a Led o anche a elettroluminescenza, proprio come sta avvenendo in molte abitazioni private, consentirebbe per esempio di risparmiare e sfruttare al meglio, innanzitutto rispetto alle esigenze dei cittadini, le potenzialità offerte dalla tecnologia. E’ quello che avviene in molte città americane, da New York a Seattle, da Los Angeles a Dallas, dove l’illuminazione pubblica è stata l’oggetto di significativi investimenti pubblici con impianti super moderni. Luci la cui intensità è calibrata sulla base del numero delle persone che attraversano la strada, lampioni “smart”, cioè forniti delle più sofisticate intelligenze in termini di funzionamento, design accogliente per riscaldare anche l’arredo urbano delle zone metropolitane e renderle più gradite e quindi più vissute, insieme, dai cittadini.

I dati sulla sicurezza, un tema sul quale gli americani sono i cittadini più sensibili del mondo, dicono in modo inequivocabile una sola cosa: con l’illuminazione pubblica “smart” gli episodi di criminalità diminuiscono.

Dall’America all’Europa. Tra le novità urbanistiche che Londra farà vedere al mondo in occasione delle Olimpiadi 2012 ci sono proprio i lampioni, sui quali l’amministrazione della capitale inglese ha varato un piano antispreco e di importante modernizzazione dell’arredo e della tecnologia urbana. A Londra sono già stati sostituiti 2mila punti- luce pubblici ed entro il 2020 il risparmio complessivo sarà pari a quasi 9 milioni di sterline, soldi che potranno essere investiti in altri servizi a favore dei cittadini. Il lampione in strada, come l’elettrodomestico a buona efficienza energetica in casa, è un simbolo delle potenzialità del Non Sprecare e della lunga catena di opportunità che si aprono attraverso questo cambio di paradigma. Della serie: nuove luci in città, per risparmiare, per vivere meglio, per alimentare una sana crescita economica. E innanzitutto per essere più sicuri.

Di Antonio Galdo

http://www.nonsprecare.it

FONTE: Web Magazine Terna

Terna guidata da Flavio Cattaneo inaugura il nuovo elettrodotto Alanno-Popoli da 7,5 milioni di euro.

Una linea di 24 chilometri che permette un risparmio di 35 tralicci e miglior servizio per gli utenti. L’elettrodotto Alanno-Bolognano-Bussi-Popoli dopo 70 anni grazie a Terna si rifà il look. Dopo 14 mesi di lavoro e un investimento di 7,5 milioni di euro, la società che gestisce la rete elettrica nazionale guidata da Flavio Cattaneo ha infatti rimesso a nuovo la linea a 150 kV, lunga 24 chilometri ed in gran parte ricadente sul tracciato degli anni Quaranta del secolo scorso.

Una linea di 24 chilometri che permette un risparmio di 35 tralicci e miglior servizio per gli utenti. L’elettrodotto Alanno-Bolognano-Bussi-Popoli dopo 70 anni grazie a Terna si rifà il look. Dopo 14 mesi di lavoro e un investimento di 7,5 milioni di euro, la società che gestisce la rete elettrica nazionale guidata da Flavio Cattaneo ha infatti rimesso a nuovo la linea a 150 kV, lunga 24 chilometri ed in gran parte ricadente sul tracciato degli anni Quaranta del secolo scorso.

L’elettrodotto è entrato pienamente in servizio in questi giorni come puntualmente riportato da Il Tempo, Il Resto del Carlino e Il Centro nelle loro edizioni locali.
Si tratta di un’opera importante anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale, visto e considerato che ora è composta di “soli” 73 sostegni contro i 108 della vecchia linea. Il territorio è stato quindi “liberato” da 35 tralicci. In particolare, sono state eliminate interferenze in aree fortemente antropizzate, come quelle nell’abitato di Scafa e di Tocco da Casauria. Sono stati inoltre rimossi tutti i sostegni precedentemente ricadenti all’interno del Parco Nazionale della Maiella. Con la sua attuale configurazione l’elettrodotto “Alanno-Bolognano-Bussi-Popoli” migliorando in modo significativo l’efficienza, l’affidabilità e la qualità del servizio sulla rete di trasmissione della zona.
La vecchia struttura era ovviamente inadeguata a servire un territorio di molto cambiato nel tempo. Il nuovo elettrodotto infatti raddoppia la precedente portata dell’elettricità, passando da 450 a 870 ampere, consentendo così di poter fare a meno dei vincoli di produzione alle centrali lungo la direttrice Alanno, Bolognano e Bussi sul Tirino. Inoltre, l’elettrodotto è provvisto per l’intero percorso sia della fune di guardia, uno speciale conduttore posto sopra le linee a protezione dai fulmini, sia della fibra ottica, per la trasmissione di una gran quantità di informazioni di tipo digitale.

Infine una peculiarità che da sempre rappresenta un biglietto da visita per Terna. In alcune tratte dell’elettrodotto sono state installate spirali avifauna, dispositivi di colore bianco e rosso che evidenziano la linea, particolarmente utili per le rotte migratorie degli uccelli: rappresentano infatti una barriera visiva che evita la collisione dei volatili con i conduttori.

FONTE: Terna

Borsa: Terna, AD Flavio Cattaneo, regina delle cedole

Terna, guidata da Flavio Cattaneo , rientra tra i campioni del dividendo secondo uno studio degli esperti di Mediobanca

Terna, guidata da Flavio Cattaneo, rientra tra le regine delle cedola secondo uno studio condotto dagli esperti di Mediobanca. Mediobanca consiglia agli investitori di guardarsi da quelli che definisce come «falsi amici»,cioè quelle azioni i cui dividendi sono scesi negli ultimi anni o che hanno mostrato una elevata volatilità della cedola. Oppure, altra categoria da evitare, che non hanno protetto il capitale, nel senso che negli ultimi anni il rendimento dei dividendi si è mantenuto elevato solo in ragione di un calo del prezzo dell’azione. Seguendo questi criteri Mediobanca ha selezionato così i suoi campioni del dividendo per Piazza Affari: si tratta di Atlantia, Banca Generali, Cairo Communication, Eni, Marr, Recordati e Terna.

Il 2012 non sarà un anno memorabile per i cassettisti, cioè i possessori di azioni di lungo periodo, almeno per quanto riguarda la componente dividendo. La recessione ha tagliato gli utili e di conseguenza le cedole, talvolta anche nel caso di società che da sempre lo hanno elevato a punto di forza per fare breccia nelle grazie degli investitori. E anche le poche società che hanno risentito meno della crisi spesso hanno preferito adottare una politica prudente di remunerazione dei soci per meglio fronteggiare le incognite che il futuro ancora potrebbe riservare. Con questa poco entusiasmante ma opportuna premessa lunedì 23 aprile si aprirà la stagione dei dividendi 2012, relativi all’esercizio 2011. Nel campione di azioni analizzate dall’istituto, meno del 30% offrirà una cedola di importo superiore all’anno prima e oltre il 34% quest’anno non distribuirà alcun dividendo. In termini assoluti l’ammontare complessivo delle cedole in via di pagamento (14,5 miliardi di euro, di cui l’88% distribuito da società incluse nel paniere del Ftse Mib) è meno della metà rispetto ai picchi storici e comunque in calo del 15% anche rispetto all’anno passato.

Anche Mediobanca concorda nel dire che questo non è dovuto solo ai minori profitti macinati dalle imprese,ma anche al payout (quota di utile distribuita tra gli azionisti) in via di ridimensionamento e alla crisi attraversata dal mercato del credito. «In un mondo dove il rifinanziamento del debito è più rischioso e più costoso», si legge nel report, «è una strategia quasi naturale aumentare le riserve di liquidità con la riduzione dei dividendi in contanti». Nel loro insieme comunque le società italiane si attestano a un livello ancora leggermente superiore in termini di dividend yield rispetto agli altri Paesi (4,6% il paniere Ftse Mib rispetto a una media internazionale del 4,4%) con un payout ratio del 50% sull’utile netto rettificato.

Fonte: Milano Finanza