Terna, Flavio Cattaneo: bloccare gli investimenti costa come un capacity payment

Intervista di Staffetta Quotidiana all’AD di Terna, Flavio Cattaneo. Infrastrutture e razionalizzazione del mix, anche chiudendo gli impianti che non servono. Una politica che non sia solo tassazione ma anche misure fiscali per lo sviluppo, per uscire dalla stagione della Robin Tax. E una “pax elettrica” tra i diversi soggetti della filiera che non sia a spese del sistema.

Flavio Cattaneo, AD di Terna è l’uomo dell’anno di Staffetta Quotidiana e Fondazione Energia per il 2011. Il 2011 è proprio l’anno in cui il Gestore della rete è stato al centro dei maggiori dibattiti in quanto punto nodale delle trasformazioni, a volte drammatiche, che hanno investito il settore: in cima a tutte l’impetuosa espansione delle rinnovabili, che ha inciso in profondità sia sugli equilibri di offerta e formazione del prezzo che sulla gestione del sistema. In questa intervista con la Staffetta, Cattaneo illustra la sua visione delle priorità della politica energetica e sulle strategie della società. E lancia l’idea di un’associazione delle reti.

Primo compito di una strategia energetica nazionale dovrebbe essere indicare gli obiettivi prioritari, ha detto Alberto Clò il 13 dicembre scorso. Atal fine quali ritiene siano oggi le priorità di politica energetica per il Paese?
In primo luogo c’è un’esigenza di sviluppo infrastrutturale nel campo della trasmissione ma anche in quello della distribuzione elettrica. Che devono viaggiare insieme a una riorganizzazione della produzione, considerando le nuove fonti e alcuni correttivi al mix. Va fatta un’analisi vera anche in un’ottica di rate-off. come si fa nei piani industriali per cui se una cosa non serve più si toglie. Per le centrali è lo stesso, se ve ne sono di non più efficienti vanno eliminate, inutile tenerle in funzione. A questo va aggiunto un piano per il risparmio energetico che inteso in senso ampio, è la nuova frontiera insieme alle fonti alternative. Impianti rinnovabili che devono essere fatti meglio e con meno incentivi. In sintesi, bisogna puntare sulle infrastrutture di rete nel loro complesso e immaginare un sistema che si modifica di pari passo con l’evoluzione tecnologica. Infine, serve una maggiore responsabilizzazione dei decisori politici. Oggi non c’è responsabilità politica nelle scelte autorizzative. A un presidente di Regione che rifiuta una centrale nel suo territorio. tanto più se è una Regione in deficit energetico, si dovrebbe rispondere facendo pagare di più l’energia ai suoi abitanti. Che a quel punto valuteranno se votarlo e non votarlo alla prossima elezione. Ma anche questo punto deve rientrare in una strategia energetica più ampia. Come si dice da anni, manca un piano energetico nazionale. Abbiamo riempito regioni come la Calabria e la Puglia di centrali e allo stesso tempo ci sono regioni del Centro deficitarie. Da sei anni facciamo notare, anche per iscritto, che non ha alcun senso lasciare completamente libera la localizzazione degli impianti: ci è stato sempre risposto che una qualsiasi indicazione localizzativa sarebbe in contrasto con la libertà di mercato. anche se si potrebbe obiettare che le libere scelte di ciascuno non debbono poi ricadere sui costi di tutti.

Il testo dell’intervista, in versione integrale, è disponibile sul Webmagazine Terna.

Fonte: Webmagazine Terna

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