Un premio a sei progetti che insegnano l’efficienza energetica e Abb menziona Terna, Flavio Cattaneo, per interconnessione con Sardegna (Sapei)

Una menzione speciale è stata assegnata a Terna, AD Flavio Cattaneo, per il progetto Sapei, l’interconnessione elettrica tra la Sardegna e il continente. I premi, attribuiti sulla base di parametri che hanno misurato e valutato, oltre ai risparmi energetici, la riduzione delle emissioni di CO2 e i tempi di ritorno degli investimenti.

 

Si può intervenire su un edificio praticamente nuovo, una scuola piccola e già pensata per il contenimento dei consumi, oppure su un grande impianto per la produzione dell’acciaio. Il risultato, anche se diverso dal punto di vista quantitativo, è lo stesso: aumentare l’efficienza energetica è sempre possibile ed è un investimento che si ripaga in pochissimo tempo, molto spesso battendo i conti fatti nei preventivi.
Un risultato importante in un mondo sempre più affamato di energia e sempre più a corto delle risorse tradizionali come il petrolio, sempre più popolato, sempre più inquinato e minacciato dal cambiamento climatico, ma anche messo in difficoltà dalle crisi economiche che rischiano di ridurre il nostro tenore di vita mentre il costo delle risorse, come quelle energetiche, cresce.
Quello della scuola e quello dell’acciaieria sono stati due dei progetti premiati dagli Energy Efficency Award 2011 assegnati dalla Abb alle realtà che hanno realizzato con la sua collaborazione i migliori interventi di contenimento energetico: sei progetti, tutti diversi tra loro, scelti tra quasi quaranta candidature. In più, una menzione speciale è andata alla super linea elettrica posata tra la penisola e la Sardegna da Terna, capace di 1000 megawatt di potenza, che sostituisce il passaggio di corrente alternata con corrente continua.
E sono state annunciate due borse di studio finanziate da Abb per i laureati del corso di laurea in Ingegneria ambientale del Politecnico di Milano. Il tema dell’efficienza energetica sta acquistando sempre più rilievo e visibilità, per fortuna, un po’ a tutti i livelli.
Il corso di laurea del Politecnico, per esempio, è arrivato in pochi anni a dover fissare il numero chiuso per gli ingressi a 400 ragazzi. E chi ha ricevuto il premio Abb ha avuto la possibilità di raccontare la propria esperienza a molti altri operatori radunati per celebrare la terza edizione dell’evento, l’occasione «per dare visibilità ad esperienze concrete di successo», come ha detto Barbara Frei, country manager di Abb per l’Italia, in cui si è parlato di come finanziare questi interventi e della certificazione, degli scenari mondiali e delle nuove tecnologie.
Il dato generale degli Award presentato da Flavio Beretta, coordinatore del Team efficienza energetica della multinazionale, è quasi impressionante: in totale, i 36 interventi che si sono candidati per i premi hanno prodotto un risparmio di 4 milioni di euro e di 30.000 tonnellate di CO2 nell’atmosfera. In più, la presenza di ben due realtà pubbliche, una scuola e una Ausl, testimonia come l’efficienza energetica stia facendo breccia, o almeno si spera, a tutti i livelli.
È quella che viene ormai definita la “cultura dell’efficienza energetica”. Significa che non si punta solo a risparmiare soldi, anche se il vantaggio economico c’è sempre, ma si decide che questo è un tema strategico che deve entrare in tutte le scelte. Sembra quasi scontato, non lo è. L’energia, come ha ricordato nel suo intervento Marco Taisch, docente di Sistemi di produzione avanzati al Politecnico di Milano, non è ancora considerata nella luce giusta nella maggior parte delle aziende.
Si sceglie magari di sostituire macchine che consumano di più con altre che consumano meno, o di realizzare sistemi che abbattano gli sprechi e questo è certo un grosso passo avanti. Però poi magari non si pensa (perché non lo si sa) che una macchina che resta ferma tra la lavorazione di un pezzo e l’altro può consumare anche il 70% di quando è in azione. «L’efficienza è fatta di miriadi di soluzioni differenti, a volte difficili da misurare.
E quindi anche più difficili da incentivare e finanziare», spiega Dario Di Santo, direttore di Fire , la Federazione Italiana per l’uso razionale dell’energia. «E comunque se si valuta solo l’aspetto economico, si compie una sottovalutazione dell’impatto degli interventi», aggiunge Taisch. Ma gli energy manager nelle imprese faticano ancora a uscire dall’ombra ea conquistare un vero ruolo. Però per le imprese il futuro o è sostenibile o non ci sarà, sostiene l’ingegner Gilberto Callera, cinquant’anni di lavoro a stretto contatto con questo tema, passando dalle industrie petrolifere fino alla guida del World energy council per l’Italia e membro della giuria degli Award di Abb.

Fonte: Il Sole 24ORE

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