Flavio Cattaneo, AD Terna: Terna entra nel Desertec Industrial Iniziative

Terna, guidata da Flavio Cattaneo, il gestore di rete italiano,  e’ entrata  a far parte dell’azionariato del Desertec Industrial Initiative (”DII”), in quota paritetica con gli altri azionisti.

Terna, guidata da Flavio Cattaneo, il gestore di rete italiano,  e’ entrata  a far parte dell’azionariato del Desertec Industrial Initiative (”DII”), in quota paritetica con gli altri azionisti. Il progetto Desertec ha come obiettivo la produzione e la trasmissione di energia solare ed eolica nelle aeree del Medio Oriente e del Nordafrica (MENA), sia per soddisfare il fabbisogno locale sia per essere in parte destinata alla rete europea.

L’intervento di Flavio Cattaneo da La Repubblica del 1° ottobre 2010:

‘Siamo molto soddisfatti di far parte del progetto Desertec – ha dichiarato l’amministratore delegato di Terna, Flavio CattaneoI fondamenti e gli obiettivi dell’iniziativa sono condivisi e supportati ampiamente da Terna che ha sempre guardato con interesse all’apertura di nuovi mercati tramite lo sviluppo delle interconnessioni elettriche e il trasferimento di know how tra l’Europa e la riva sud del Mediterraneo per un’efficace cooperazione allo sviluppo tecnologico nell’area”.

Soddisfatto anche Paul van Son, a.d. di Dii: ”Diamo il benvenuto a Terna, AD Flavio Cattaneo,  nel nostro network internazionale. Oltre a creare le condizioni per la produzione di energia elettrica nelle regioni desertiche, la trasmissione di elettricita’ dal Nordafrica verso i mercati europei rappresenta un ulteriore importante elemento per il Desertec. L’Italia e’ un paese chiave per noi grazie alla posizione geografica ed alla sua vicinanza con la Tunisia. Inoltre, considerata la vasta esperienza come operatore nazionale della rete elettrica, Terna, Ad Flavio Cattaneo,  puo’ apportare alla nostra joint venture un contributo di conoscenza notevole sull’integrazione dell’energia rinnovabile nelle reti elettriche”

(Fonte: Terna WebMagazine)

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One Response to Flavio Cattaneo, AD Terna: Terna entra nel Desertec Industrial Iniziative

  1. Giuseppe Ramondetta says:

    Con vera soddisfazione ho appreso l’adesione del nostro Paese al Progetto “Desertec”, adesione che attendevo da oltre 2 anni. Lessi infatti nel 2008, sulla stampa specialistica, del Progetto, il cui obiettivo ben corrispondeva (allora come oggi) a quanto io mi attendevo da un utilizzo diffuso dell’energia solare, attese da me espresse e riportate in una nota a suo tempo inviata al sito di TREC -Desertec (nota che ora invio anche a Voi per conoscenza, sperando in un Vostro commento di ritorno).
    (Here after my opinion about the energy problem since 4 years ago. I ope you can understand my italian wrinting )

    Il problema energetico: perché il ricorso all’energia solare

    1 – I rischi connessi al problema energetico.
    E’ evidente che non c’ è possibilità di sviluppo senza la disponibilità delle risorse energetiche necessarie; ma è ancora più evidente che le quantità disponibili delle fonti energetiche primarie, tradizionalmente utilizzate in tutti i paesi del mondo (oli greggi e gas metano in particolare), essendo limitate sono destinate a ridursi progressivamente creando difficoltà di approvvigionamento, crisi sempre più gravi e frequenti nei rapporti fra paesi produttori e paesi consumatori (il cui fabbisogno di energia, invece, è sempre maggiore) e, di conseguenza, situazioni di conflittualità ed instabilità politiche a livello internazionale.
    Cresce, quindi, la necessità urgente di trovare fonti energetiche primarie diverse da quelle tradizionali; urgenza che potrebbe avvalorare, oggi, l’ipotesi di sopperire alla carenza di energia facendo ricorso al combustibile nucleare (o anche al carbone).
    In effetti, questa fonte di energia, aumentando la potenza ed il numero delle centrali nucleari (che allo stato attuale sono alcune centinaia , sparse nel mondo, nonostante i rischi connessi al loro esercizio), potrebbe consentire la produzione di quantità di energia elettrica, tali da ridurre in modo significativo le quantità di risorse energetiche tradizionali, di cui oggi è necessario approvvigionarsi, essendo l’elettricità l’unico vettore energetico intermedio fra le fonti energetiche primarie e la forma di energia più richiesta per gli usi finali, e quindi maggiormente necessaria ai sistemi produttivi di tutti i paesi del mondo (ed in particolare di quelli industrializzati o di nuova industrializzazione).
    Allo stato attuale, tuttavia, non ci sono, ancora, ragioni di forza maggiore tali, da farle prevalere sulla necessità primaria di difendere, in tutti i modi possibili, l’ambiente naturale e la stessa sopravvivenza delle popolazioni di intere regioni, ne così urgenti da giustificare la scelta di ricorrere rapidamente all’energia nucleare (o al carbone), senza tener conto delle conseguenze dannose che ne possono derivare (ben sapendo che una scelta simile, una volta intrapresa la sua la attuazione, non consente ripensamenti) .
    Per l’utilizzo di tale risorsa, infatti, occorre realizzare e rendere produttive nuove centrali, il cui esercizio (a parte la rilevanza dei tempi e dei costi necessari per la loro messa in opera e dei pericoli intriseci al funzionamento degli impianti, per quanto avanzate potranno essere le tecnologie da adottare), alla luce delle conoscenze attuali, comporterà comunque quei rischi, sempre presenti durante i processi di lavoro (dall’errore umano, al sabotaggio, all’attentato) che non è possibile eliminare del tutto, difficili da gestire e che possono dare luogo a situazioni devastanti di dimensioni continentali.
    La complessità degli impianti, infatti, difficilmente potrà consentire, in fase di esercizio, un controllo severo e costante di tutti i componenti e di tutti i processi in corso, ed il minimo errore (o mancato controllo) può dare luogo a situazioni ingovernabili, mettendo immediatamente in pericolo l’ambiente e la stessa vita (a causa soprattutto dell’utilizzo del combustibile nucleare, come hanno dimostrato il disastro di Cernobyl e gli altri accaduti in precedenza) non solo degli addetti ai lavori, ma anche di tutte le popolazioni presenti nelle regioni geografiche circostanti i siti, in cui verrebbero allocati gli impianti.
    A tali rischi, poi, rimarrebbero esposte, a tempo indeterminato, anche le generazioni successive, le quali, abitando in quelle stesse aree, necessariamente erediterebbero la grave ipoteca delle scorie radioattive rilasciate dalle centrali nucleari; e questo almeno fino a quando non sarà risolto il problema della loro completa e totale eliminazione.
    Di conseguenza, anche se l’esaurimento delle fonti energetiche tradizionali è inarrestabile e la domanda di energia immancabilmente crescente, è comunque doveroso evitare, in tutti i modi possibili, un ricorso massiccio soprattutto al combustibile nucleare (e possibilmente anche al carbone), almeno finché non saranno disponibili le tecnologie necessarie per consentirne l’utilizzo senza rischio alcuno per l’uomo e per l’ambiente.
    D’altra parte, non è pensabile che possa rimanere insoddisfatta la domanda crescente di energia, richiesta dal sistema produttivo, poiché la mancata copertura del fabbisogno energetico impedirebbe ogni possibilità di sviluppo economico e sociale dell’intero il Paese.

    3 – Il ricorso all’energia solare
    Dati questi presupposti, diventa urgente, e non eludibile, l’obbligo di sollecitare e sostenere, con impegno costante, la ricerca per lo sfruttamento, in tutti i modi possibili, di ogni fonte energetica utilizzabile in alternativa alle fonti tradizionali, ed in particolare per lo sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili, cioè di quelle risorse sempre disponibili in natura (come l’energia idroelettrica, la geotermica, la solare, l’eolica, da biomasse, ecc.) .
    Fra esse, quella più significativa e di maggiore interesse (ma senza mai sottovalutare tutte le altre possibili fonti energetiche naturali) è certamente l’energia solare, la fonte energetica per eccellenza, inesauribile, disponibile ovunque, assolutamente pulita e utilizzabile senza problemi di sicurezza o di inquinamento.
    In questo campo va sempre giustificato ogni sforzo volto alla costante ricerca di nuove modalità di utilizzo della fonte solare, e alla messa a punto di tecnologie sempre più valide ed efficaci, per lo sfruttamento (il massimo possibile) dell’intera gamma delle radiazioni solari, dalle quali si possono ricavare calore ed energia elettrica in abbondanza, (tanto da poter concorrere in modo significativo a soddisfare la domanda di queste forme di energia, di cui il mercato ha sempre più bisogno).
    Non possono essere ignorati, infatti, i progressi compiuti dalla ricerca nel campo delle innovazioni tecnologiche (in particolare per quanto riguarda nuove tipologie di pannelli fotovoltaici, o nuovi tipi di impianti solari) per consentire lo sfruttamento dell’energia solare nel modo migliore possibile (cioè col massimo rendimento e massima economicità).
    Lo scopo da perseguire è, naturalmente, quello di rendere, al più presto, le forme di energia (da destinate agli usi finali, come l’energia elettrica), che è possibile ricavare dall’irraggiamento solare, competitive e quindi più convenienti rispetto alle analoghe forme di energia, prodotte da impianti che utilizzano le fonti energetiche tradizionali.
    Questo traguardo, ritenuto utopistico nel passato, oggi appare raggiungibile senza troppo attendere, se si tiene conto che già esistono tecnologie d’avanguardia, come quelle ideate e sperimentate negli ultimi anni dal Prof. Carlo Rubbia (premio Nobel per la Fisica), tecnologie che l’ENEA, da tempo, ha previsto di utilizzare nella centrale a specchi parabolici: “Archimede” (da realizzare a Priolo, presso Siracusa), dati i risultati, più che confortanti, ottenuti dalle prove esperimentali effettuate, dimostrando che esse sono in grado di produrre energia elettrica in grande quantità e a costi già oggi ritenuti sostenibili.
    Se è vero, infatti, che l’esperimento pilota, nonostante le ridotte dimensioni degli impianti, ha prodotto qualche decina di megawatt di elettricità, si può presumere che una centrale solare di adeguate dimensioni, utilizzando queste nuove tecnologie, sarebbe in grado di fornire energia elettrica in quantità (dell’ordine di un migliaio di megawatt) paragonabili a quelle di una centrale nucleare (o di una centrale a gas o a combustibili fossili) a costi forse non ancora concorrenziali, ma certamente senza bisogno di approvvigionamenti dell’esterno, senza problemi per la gestione della sicurezza e senza pericoli di inquinamento ambientale
    Simili premesse, già sufficienti per giustificare la necessità di ulteriori e più approfondite ricerche mirate a migliorare l’efficienza di queste nuove tecnologie, giustificano anche, ed in particolare, la necessità, più che l’opportunità, di adottare al più presto possibile tali tecnologie nella realizzazione di nuove moderne centrali elettriche.
    Infatti, se si considera quanto incide oggi (e quanto più inciderà nel prossimo futuro, data la rapidità con la quale aumentano giornalmente i prezzi dei prodotti petroliferi di consumo) la bolletta petrolifera (e quella del gas) sull’economia del nostro Paese , il quale, non disponendo di risorse autonome sufficienti per soddisfare il proprio fabbisogno energetico, dipende in modo preoccupante dalle forniture dei paesi produttori, le cui strategie di mercato condizionano pesantemente e costantemente la nostra economia e quindi il nostro processo di sviluppo sociale
    Sotto l’aspetto economico, inoltre, vanno messi in conto anche i benefici che si possono ottenere offrendo sul mercato queste nuove tecnologie (certamente appetibili ai tanti paesi che si trovano nelle stesse condizioni in cui versa oggi l’Italia), una volta definite le caratteristiche tecnico-funzionali dei prodotti, che possono essere commercializzati.
    Di conseguenza, tali presupposti possono giustificare anche l’idea di dare origine ad una nuova filiera di specifici prodotti industriali, a tecnologia avanzata , di valore commerciale non trascurabile, per i quali è prevedibile, con ragionevole certezza, che il mercato si espanderà in modo tanto più rapido, quanto più gravi e sensibili saranno i danni ambientali causati dal crescente utilizzo dei combustibili fossili tradizionali (e ciò senza considerare i prevedibili rischi connessi alle scorie radioattive prodotte da nuove eventuali centrali nucleari, alle quali qualche paese potrebbe ricorrere in assenza di alternative più valide e convenienti).
    L’aumento dell’impatto ambientale, infatti, è un processo inevitabile, di cui si può solo tentare di limitare i danni, attraverso il miglioramento delle tecnologie degli impianti e riducendo i consumi delle fonti energetiche tradizionali, come stabilisce il Protocollo di Kyoto; protocollo che, allo stato attuale, non tutti i paesi intendono, o possono, rispettare, per cui l’inquinamento ambientale continua ad aumentare.
    E’ da presupporre, quindi, che in un futuro ormai non molto lontano, la sola fonte di energia, sulla quale è possibile fare affidamento per uno sviluppo sostenibile, non possa che essere l’energia solare, se non si vuole una costante proliferazione (difficile da controllare) di centrali nucleari, mettendo così definitivamente a rischio l’intero pianeta.
    Il ricorso deciso e diffuso all’energia solare, invece, non solo renderebbe possibile il rispetto del Protocollo di Kyoto, almeno da parte di quei i paesi orientati all’utilizzo di tale risorsa energetica (contribuendo in modo sostanziale al miglioramento delle condizioni di vivibilità e di sicurezza del pianeta), ma darebbe anche un contributo di particolare rilevanza per migliorare le relazioni commerciali ed i rapporti politici, che intercorrono fra le diverse nazioni del mondo.
    Infatti, una minore richiesta di risorse energetiche tradizionali comporta anche, in modo consequenziale, la riduzione dei motivi che danno luogo continuamente a nuove tensioni (dando luogo, a volte, a instabilità politiche, rottura dei rapporti commerciali ed anche conflitti armati) fra paesi produttori e paesi consumatori, tensioni dovute alle forti dipendenze delle economie dei paesi consumatori dalle risorse energetiche, che i paesi produttori hanno facoltà di limitare e contingentare autonomamente ed in ogni momento, per renderle disponibili sul mercato alle condizioni per loro più convenienti.

    4 – Le prospettive attese dallo sfruttamento dell’energia solare
    Nello stesso tempo, essendo l’energia solare illimitata e disponibile gratuitamente per tutti, rendendola fruibile a costi concorrenziali nelle forme richieste per gli usi finali, è possibile (ed auspicabile) che paesi consumatori, appartenenti ad una stessa area geografica (come l’Europa), anche se storicamente diversi per razza, religione, cultura e tradizioni, trovino utile e conveniente mettere da parte le ragioni, che nel passato possono avere giustificato divergenze politiche e pretese di autonomia, rendendosi quindi disponibili a concordare una politica energetica comune: esigenza, questa, certamente molto sentita da tutti i paesi dell’area (perché garantirebbe con maggiore sicurezza la copertura del loro fabbisogno energetico) e, pertanto, valido presupposto per consentire l’aggregazione dei paesi in un tessuto comunitario forte e duraturo, capace di assicurare, nel tempo, prosperità e sviluppo a tutti i paesi aderenti.
    Inoltre, se si tiene conto che la produttività degli impianti preposti allo sfruttamento dell’energia solare, oltre che dalle loro dimensioni, dipende in modo sostanziale dal grado di irraggiamento dei siti, in cui essi vengono allocati, appare evidente che le aree geografiche maggiormente esposte all’irraggiamento del sole, e quindi le più idonee per ospitare impianti solari, sono le fasce subtropicali del pianeta, dove si trovano, tra l’altro, le maggiori riserve di olio greggio e di gas naturale (le cui disponibilità, per quanto grandi, sono comunque limitate e quindi destinate ad esaurirsi); ma dove si trovano anche i paesi più sottosviluppati del terzo mondo, le cui popolazioni sono le più povere e disagiate del pianeta e per le quali l’energia solare potrebbe diventare la risorsa più importante (se non l’unica possibile) da utilizzare per il loro riscatto sociale ed economico.
    Infatti, mettere questi paesi (nel cui territorio è possibile reperire, senza difficoltà, estesi appezzamenti di terreno, arido ed improduttivo, e quindi utilizzabili per l’installazione di grandi centrali solari, senza problemi di impatto ambientale) nella condizione di produrre energia elettrica (attraverso la fornitura di adeguati finanziamenti da parte dei paesi consumatori, fra loro associati, oppure attraverso la costituzione di apposite joint-venture di società), in quantità tali da consentirne anche l’esportazione verso paesi che la richiedono, consentirebbe loro non solo di dotarsi dei mezzi necessari per dare inizio al loro processo di sviluppo (e per rimborsare i finanziamenti ottenuti), nel pieno rispetto del protocollo di Kyoto, ma anche di poter esportare il potenziale surplus di energia prodotta a condizioni uguali a quelle praticate da tutti gli altri possibili produttori (anche di quelli che, insieme all’elettricità, possono produrre ed esportare fonti energetiche tradizionali).
    Regola, questa, insita nel mercato stesso, poiché l’uguaglianza delle condizioni deriverebbe, necessariamente, dal fatto che l’energia elettrica fornita dalle centrali solari (i cui impianti funzionano normalmente a regime costante, a differenza degli impianti tradizionali , la cui produttività può essere regolata in funzione della domanda), non essendo possibile immagazzinarla, una volta prodotta, deve essere consumata.
    Pertanto il mercato tenderebbe automaticamente a soddisfare la domanda primaria utilizzando in via prioritaria tutta l’energia fornita dalle centrali solari, senza fare differenze fra i diversi fornitori, facendo ricorso all’energia, prodotta dalle centrali tradizionali, solo per coprire la quota di domanda ancora da soddisfare (con l’ovvia riduzione dei consumi delle fonti energetiche tradizionali e, di conseguenza, anche dell’inquinamento ambientale).
    Certamente i paesi produttori di fonti energetiche tradizionali e le lobby , nazionali ed internazionali, che operano nel settore dell’energia, dovendo difendere ciascuno i propri interessi, riterranno illusorie ed irrealistiche le ipotesi sopra indicate .
    Al contrario, sia da parte dei paesi consumatori, ed in particolare di quelli industrializzati o di nuova industrializzazione (per i quali la possibilità di soddisfare, almeno in parte, il loro fabbisogno energetico con energia elettrica fornita da centrali solari, peraltro a costi possibilmente più convenienti rispetto a quelli dell’energia prodotta da centrali elettriche tradizionali, consentirebbe loro una minore dipendenza dai paesi produttori e dalle lobby energetiche, e quindi maggiore sicurezza e più agevole gestione del problema energetico, con tutti i benefici che ne deriverebbero), sia da parte dei paesi meno progrediti (per i quali l’energia solare potrebbe costituire la prima, se non la sola, risorsa da utilizzare per promuovere e sostenere il loro processo di sviluppo), le ipotesi prima citate potrebbero riscuotere, molto probabilmente, credibilità e grande interesse, per i benefici che ne potrebbero derivare.
    In questo caso, sarebbero gli stessi paesi, interessati e consenzienti allo sfruttamento dell’energia solare, a manifestare disponibilità e convergenze di intenti, sul piano politico ed economico, tali, da rendere possibile l’apertura a nuove prospettive di sviluppo, di sicurezza e di promozione sociale delle diverse popolazioni di una intera area geografica.
    Nell’area del Mediterraneo, ad esempio (dove l’Italia, tra l’altro, gode di una posizione privilegiata), la possibilità di produrre, mediante centrali solari di grande potenza, geograficamente posizionate in modo strategico, grandi quantità di energia elettrica, da rendere disponibili ai paesi consumatori (tramite una rete di elettrodotti estesa su tutta l’area e gestita in modo consortile), potrebbe indurre tutti i paesi dell’Europa, del Nord-Africa e del Medio Oriente (anche quelli produttori di fonti energetiche tradizionali, che ne avrebbero uguale convenienza) a mettersi d’accordo per realizzare e rendere operativo un mercato comune “dell’Energia solare”, dove i rapporti fra fornitori e consumatori verrebbero regolati (come precedentemente accennato) da norme comuni, eque e valide per tutti .
    In tal caso, per il mercato sarebbe estremamente utile ed opportuna la costituzione di una commissione permanente di esperti, rappresentanti tutti paesi (commissione che, adeguatamente dotata di strumenti di controllo, potrebbe essere insediata proprio a Siracusa, quale baricentro dell’area geografica sopra indicata, sotto la guida dello stesso Prof. Rubbia) con l’impegno di:
    – migliorare l’efficienza e la capacità produttive delle nuove tecnologie, che consentono di utilizzare sia l’energia solare, sia le altre fonti energetiche rinnovabili , indicando quali di esse vanno incentivate, in quali regioni ed in quali quantità, anche per perseguire gli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto;
    – monitorare il mercato comune dell’Energia (in particolare quella da fonte solare, inesauribile e pulita), e adeguarlo ad ogni nuova esigenza, in modo da evitare, o comunque ridurre le possibilità, che cause esterne ne possano turbare il normale esercizio;
    – definire efficaci strategie, per la promozione ed il corretto dislocamento soprattutto di nuove centrali solari, qualora necessarie, in modo da ridurre (o eliminare), per quanto possibile, la necessità di fare ricorso ad ulteriori centrali nucleari (o a carbone), man mano che le disponibilità delle fonti energetiche tradizionali si riducono.
    Una situazione simile, inoltre, sarebbe certamente propizia, per spianare la strada a quel tipo di politica estera comune, che il Prof. Romano Prodi (alla fine una intervista) ha definito “ etica”, capace di stimolare “la democratizzazione di tutta la famiglia delle nazioni”, basata su regole definite di comune accordo fra tutti i paesi aderenti, e quindi valevoli per tutti pariteticamente, da applicare con equità (e col comune impegno di rispettarle), allo scopo primario di salvaguardare i diritti umani della persona, di riconoscere la pari dignità di tutti i popoli e il loro diritto all’autodeterminazione, in piena democrazia, libertà e giustizia sociale.

    5 – Conclusioni
    Come si vede, il traguardo di rendere disponibile energia, per gli usi finali, ricavata dall’energia solare a costi contenuti, e convenienti rispetto a quelli dell’energia fornita dalle centrali elettriche tradizionali, non solo è possibile, ma soprattutto è auspicabile che ciò avvenga al più presto possibile, date le buone prospettive che tale evento potrebbe aprire per la pacifica convivenza delle nazioni, per uno sviluppo equo e solidale di tutti i popoli e per la salvaguardia della vivibilità del pianeta.
    Giuseppe Ramondetta
    Roma 20/04/06

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